Individuare gli obiettivi: secondo passo per un buon progetto

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Riprendo l’esame dei passi necessari ad elaborare un buon progetto e, dopo l’analisi del contesto di riferimento, eccoci alla fase di individuazione degli obiettivi specifici che si intendono perseguire e realizzare.

La prima indicazione operativa da seguire per questo momento è che si faccia di tutto affinché gli obiettivi individuati siano estremamente concreti: chiari e comprensibili tanto per chi lavorerà alla loro realizzazione quanto per chi ne beneficerà in seguito.

La concretezza è fondamentale per consentire la verifica dello stato di avanzamento dei lavori ma anche per essere certi del raggiungimento del risultato al termine dei lavori. 

Ecco dunque l’importanza di scegliere o elaborare pure i corretti indicatori di risultato da impiegare in itinere e al termine delle attività progettuali. 

Un utile e pratico strumento da utilizzare in questa delicata fase è l’albero degli obiettivi che si pone in logica prosecuzione del lavoro condotto con l’albero dei problemi elaborato in fase di analisi della realtà. In effetti, questo ulteriore albero costituisce la versione speculare, in positivo, del precedente albero dei problemi e si realizza riformulando ciascun problema individuato (attuale situazione negativa fotografata) nel corrispondente obiettivo (futura situazione positiva da realizzare). 

Ho già accennato all’importanza di procedere con serietà in ogni fase e, in special modo, in queste prime due che gettano le basi di un progetto, ma desidero rimarcare i pericoli che si corrono nel caso in cui l’analisi del contesto e l’individuazione degli obiettivi fossero falsati da visioni preconcette con un esempio concreto.

Dall’albero dei problemi utilizzato per descrivere la realtà del contesto di un paese del Sud del mondo dove opera una grande Ong italiana risulta un elevato numero di decessi tra la popolazione anche per cause “banali” dovuto alla scarsità di assistenza medica su un territorio molto vasto in cui i collegamenti sono assai difficili. 

La soluzione progettuale che si sceglie di realizzare, anche in considerazione delle risorse a disposizione, è quella di realizzare un grande centro ospedaliero d’eccellenza in un quartiere residenziale della periferia della capitale, nonostante i tecnici sul campo propongano in alternativa di costruire e sostenere 10 centri di salute di prossimità dislocati nelle regioni interne in corrispondenza delle principali arterie stradali. 

Le soluzioni rispondono entrambe al bisogno diffuso di salute ma è indubbio che la prima è viziata da un pregiudizio di visibilità dell’eccellenza della “grande opera”, mentre la seconda è frutto di una corretta conoscenza della realtà in cui si desidera intervenire e di una elaborazione degli scenari di riferimento.

Altrettanto certo è che la realizzazione dei piccoli centri risulta più agevole dal punto di vista operativo pur se meno attrattiva.

Per non dilungarmi eccessivamente in ulteriori particolari, devo purtroppo riconoscere che, dopo oltre 10 anni dall’avvio del cantiere, l’ospedale d’eccellenza non è ancora stato ultimato, le risorse economiche consumate sono più che raddoppiate rispetto alle previsioni e le popolazioni, tanto della capitale quanto dell’interno, rimangono senza assistenza medica.

Un caso di lampante errore nella scelta degli obiettivi da realizzare con il progetto pur in seguito ad uno studio dei bisogni abbastanza corretto. In questo caso, il desiderio di protagonismo di una parte ha influenzato le scelte operative azzerando l’efficacia e l’efficienza degli interventi e causandone il fallimento.

L’augurio è che dalle esperienze anche negative si possano trarre insegnamenti per il futuro: almeno così è stato per me. E tu, hai esperienze di successi o insuccessi che ti hanno segnato? Cosa hai imparato? Vuoi condividerle?




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